La Meta – Vacanze nel salento

Alla scoperta del magico mondo salentino

SALENTO: CONOSCETELO A PIEDI.

Scritto il | 28 febbraio, 2014 | Nessun commento

E’ da diversi anni che noi de LA META ospitiamo i gruppi che intraprendono lunghe camminate a piedi e raggiungono ogni luogo di Italia;  mi sento di dire che sono diventate le tipologie  più piacevoli per le quali organizzare un soggiorno.

Il Salento, che  non è terra di passaggio, è abituato sin dal Medio Evo al transito di camminanti.

Vi parlo di due diverse attività che interpretano i percorsi a piedi in modo differente (ma non troppo):

Il percorso dei CAMMINANTI: Luca della Compagnia dei Cammini è la guida eccezionale che riesce a coinvolgere  uomini e donne di ogni parte d’Italia , a formare gruppi di 13/15 persone. Appassionato di ambiente naturale, esperto comunicatore, lo si riconosce per il piglio da leader:   riesce a far dialogare il gruppo di sconosciuti che si porta dietro. La conoscenza e l’integrazione si formerà letteralmente “strada facendo”. Ogni loro programma è interessante, particolarmente quello elaborato per  la terra salentina:  tragitto che varia  dai 15 al  22  km al giorno praticando deep walking su tratti di litoranea dal panorama stupefacente alternati a  stradine di campagna dove la natura si mostra al meglio;  si dorme  presso b&b caratteristici che offrono ospitalità cordiale e familiare, si cena tutti insieme in trattoria tipica, si valorizza cibo biologico e scelta vegetariana.  Il loro bellissimo opuscolo che illustra tutti i percorsi  d’ Italia riconosce  alla Puglia e al Salento in particolare  la straordinaria  qualità della cucina. Li chiamerei INTENDITORI!

Il percorso dei PELLEGRINI: il tragitto  più accreditato e quello  tracciato sulla  pubblicazione VIA FRANCIGENA DEL SUD di  Monica D’atti e Franco Cinti, edito da Terre di mezzo. Documentarsi sulle vie Francigene, ed in generale sulla Vie Romee, diventa una lettura molto interessante  se si è appassionati di usi e costumi dell’Europa al tempo dei crociati. I nuovi pellegrini: gente fantastica!  Ho ospitato una energica 72enne che è partita da Maastricht e  in 98 giorni ha raggiunto Santa Maria di Leuca;  due fratelli ultra 80enni  che negli States vivono a 3000 km l’uno dall’altro e che si sono ricongiunti  per compiere prima  il Cammino di Santiago e  poi quello della via Francigena.   Due i  fatti di cui sono venuta a conoscenza conversando  con questi uomini e donne straordinari e che non mi sarei aspettato: a) valicare gli Appennini è più faticoso che le Alpi;  b) lo spirito  che in origine muoveva i camminanti ad intraprendere i viaggi a piedi verso il luogo di fede si accompagna sempre più spesso ad una pratica di conoscenza, di riappropriazione del rapporto rispettoso tra uomo e natura.

Ho anche da dirvi di una curiosità che vale per entrambi i percorsi: MAI definirli trekking!

SPELEOLOGIA IN SALENTO: LA GROTTA ZINZuLUSA

Scritto il | 6 giugno, 2013 | Nessun commento

La Grotta Zinzulusa si apre lungo la costa a Nord di Castro marina, davanti ad uno spettacolare anfiteatro di mare segnato da imponenti falesie.

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L’imbocco attraverso cui si entra nella grotta si trova a circa 11 m sul livello del mare, si raggiunge mediante un sentierino scolpito nella roccia.

La grotta si apre nel calcare dell’eocene e del cretaceo, decorata da stalattiti e stalagmiti, il corso d’acqua sotterraneo responsabile della sua formazione, oggi affiora all’interno in tre piccoli bacini: la Conca, il Cocito e lo Stige.

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Il percorso aperto al pubblico è attualmente lungo 150 m, mentre la parte rimanente della grotta e il tratto subacqueo che si inoltrano oltre il tratto visitabile, sono rigorosamente vietati al pubblico per consentire la protezione degli ambienti e degli animali che ci vivono.  Tuttavia periodicamente vengono effettuate immersioni all’interno della grotta da parte di studiosi e appassionati che fanno capo alle associazioni speleologiche o all’università.

Per la sua notevole biodiversità e per garantirne la tutela, nel 1999 la grotta Zinzolusa è stata recensita dal K.W.I – USA tra le dieci più importanti cavità nel mondo.
Infatti questo straordinario scrigno di roccia custodisce numerose tracce preistoriche, reperti paleontologici, paletnologici, ed è intensamente popolata da specie rare e delicate.
Vi si rinvengono 26 specie acquatiche e 40 terrestri, la maggior parte sono stigobionti di antica origine (Tetide) ed endemiche per il Salento o per la Puglia.
Di particolare interesse scientifico le specie acquatiche: Higginsia ciccaresei (Porifera), Thyphlocaris salentina (Crostacei), Spelaeomysis bottazii (Crostaceo), Salentinella gracillima (Crostacei), Stigiomysis hydruntina (Crostacei).
Tra le specie terrestri: Zancherella apuliae (Aracnide), Chtonius stammeri (Pseudoscorpione) e la delicata popolazione di Chirotteri che qui stagionalmente vive e si riproduce.

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PARCHI DEL SALENTO: Riserva Naturale Orientata Regionale PALUDE DEL CONTE E DUNA COSTIERA-PORTO CESAREO

Scritto il | 1 giugno, 2013 | Nessun commento

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Questa riserva tutela tutto il litorale extraurbano di Porto Cesareo ed è caratterizzata da un’esteso e importante sistema di dune con specie insolite quali il Ginepro fenicio e formazioni arboree di Screrofille, di seguito il litorale che, per quanto a tratti intensamente edificato abusivamente, mostra aspetti e paesaggi di straordinario interesse.

Alla duna segue una vasta depressione retrodunale, segnata da un articolato sistema di bacini e canali a seguito della bonifica postbellica, caratterizzato da una fitta e diversificata vegetazione igrofila ed alofila, con specie rare e protette come  l’Orchidea palustre (Orchis palustris) e la Campanella palustre (Ipomea sagittata); tra gli uccelli è spesso presente il Tuffetto (Tchypbaptus ruficollis), il Cormorano (Phalacrocorax carba), lo Svasso maggiore e il Martin pescatore (Alcedo atthys), invece tra i rettili troviamo la Natrice (Natrix natrix) e l’ormai rara ma qui abbondante Testuggine di acqua dolce (Emys orbicularis).

Oltre il canale esterno, dalle limpide acque correnti, il Bosco di Serra degli Angeli ed ampi tratti di macchia e gariga che sono i relitti di antiche sconfinate distese di macchia di Arneo, terra mitica di malaria, briganti e transumanti.

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In prossimità di Torre Castiglione si aprono laghetti carsici a cielo aperto (spunnulate), uno straordinario ambiente semi-ipogeo di transizione ricco di specie eurialine (un pesce o un organismo marino che può sopportare anche notevoli variazioni del grado salinità dell’acqua, potendo così essere presente e svilupparsi allo stesso tempo in mare e nei tratti finali dei corsi d’acqua dolce).

 

 

Nella parte sud dell’area protetta la penisola della Strea, lunga circa un Km e l’isola Grande, queste hanno struttura molto simile, con bassa scogliera sul fronte marino, luogo ideale per l’endemico Statice pugliese (Limonium japigicum) che si accompagna a specie alofite come la Salicornia e la Porcellana marina (Halimione portulacoides)  e ampi salicornieti sulle sponde fangose che fronteggiano la terraferma.

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Queste sponde fangose, assieme ai bassi fondali delle insenature caratterizzati dalla prateria a Poseidonia e Cymodocea, costituiscono un  ecosistema importantissimo per la riproduzione di un gran numero di pesci e organismi marini e di conseguenza per l’alimentazione di un gran numero di uccelli limicoli e di aironi.

 

 

 

L’area centrale della penisola della Strea è caratterizzata da gariga e macchia bassa e gariga a mirto e cisti, con l’interessante presenza del Ranuncolo di Baudot (Ranunculus baudotii) e della Piantaggine biancastra (Plantago albicans) sulle dune relitte. Notevole la presenza dell’Iris revoluta in una stazione puntiforme su di un piccolo scoglio, mentre una fitta formazione di Lavatera arborea da il nome all’isola della Malva.

Tra i beni culturali le caratteristiche torri costiere cinquecentesche, l’area di interesse archeologico di Scalo di Furno e la vecchia idrovora di Punta Prosciutto.

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CENTRO VISITE:   CEA Porto Cesareo – Leverano c/o Torre Lapillo
cell. (+39)3356523464

fonte: archivio AUS

BIRD WATCHING IN SALENTO: Parco Naturale Regionale Bosco e Paludi di Rauccio

Scritto il | 27 maggio, 2013 | Nessun commento

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Il primo Parco regionale istituito in provincia è caratterizzato da una particolarissima formazione costituita da aree umide all’interno di una lecceta a 3 Km dalla costa. Ultimo relitto della foresta di Lecci che anticamente ricopriva gran parte del territorio della regione.
Questa zona è caratterizzata dalla presenza di numerose risorgive (dette ajisi) che alimentano una vasta area umida per fortuna sopravvissuta alle bonifiche: la specchia di Milogna. Le acque raggiungono il mare attraverso il letto di semiartificiale di alcuni corsi d’acqua: l’Idume con i suoi affluenti Fetida, Gelsi e Rauccio, dai nomi delle vecchie paludi.

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La foresta mediterranea di Rauccio ospita la lecceta, le radure con vegetazione a gariga , la macchia mediterranea con la presenza, tra gli altri, di Lentisco (Pistacia lentiscus), Fillirea (Phyllirea latifolia), Mirto (Mirto comunis), Alaterno (Ramnus alaternus).
Le aree più umide vedono specie anche rare come la Periploca graeca, con i caratteristici fiori uncinati.

Tra le specie animali: il Ramarro (Lacerta viridis), la Natrice (Natrix natrix), un importante popolamento di Tassi (Meles meles) e soprattutto i volatili: le Anatre, gli Aironi cinerini, la Garzetta il Tarabuso, il Tarabusino, la Folaga, la gallinella d’acqua e il Porciglione.
Non possono mancare gli anfibi e i rettili legati all’acqua: la Raganella e la rarissima Testuggine di acqua dolce (Emys orbicularis)

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La GARIGA rappresenta il primo gradino dell’evoluzione vegetale che termina nella foresta sempreverde.
Costituisce, assieme alla macchia, la principale associazione vegetale presente nel Mediterraneo.
La sua abbondante presenza é dovuta, oltre alla natura del terreno e al clima, anche al degrado della macchia a causa di un eccessivo sfruttamento antropico. Questa associazione si manifesta in terreni sassosi, acclivi, soleggiati e aridi; é costituita da arbusti radi, aromatici, spinosi, a foglie tomentose, ricoperte di lanugine; (accorgimenti per sopportare il periodo di siccità estivo).
garigaLa GARIGA é più ricca in varietà della macchia perché gli arbusti radi lasciano ampi spazi dove possono insediarsi numerose specie erbacee, sia perenni (in prevalenza bulbose) sia annue.
Essendo un’associazione che si manifesta in ambiente “termòfilo”, la maggior parte delle sue specie termina il ciclo biologico prima del grande caldo; lasciando sul terreno i semi per la riproduzione.
Le essenze tipiche della gariga locale sono: timo, santoreggia, lavanda, elicriso, cisto tomentoso, euforbia greca, ginepro, rosmarino e afillante.
La differenza delle essenze tra Cian de Strie e Monte Mao é che nel primo c’é abbondanza di rosmarino e totale assenza di afillante; nel secondo viceversa.
La predominanza determina il nome del tipo di gariga; così avremo quella a cisto, quella a elicriso, a rosmarino, ecc.

PARCHI DEL SALENTO: Costa Otranto – Santa Maria di Leuca e Bosco di Tricase

Scritto il | 24 maggio, 2013 | Nessun commento

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   Un parco verticale a tratti a strapiombo sul mare,  pensato per tutelare lo spettacolare “scalino” con cui il tavolato carbonatico salentino precipita nello Ionio; caratteristici di questo territorio sono gli imponenti fenomeni carsici. Come per esempio i canaloni scavati dalle acque di antichi fiumi di cui i più notevoli sono: il Canale dei Cervi a Porto Badisco, il Canale di Castro, il Canale di Acquaviva a Diso, il Canale del Rio a Marina Serra, il Canal del Rio alla Guardiola di Corsano, il Canalone del Ciolo a Gagliano e i Canaloni di Leuca.

 

 

 

Tra le grotte, importanti per il loro valore paleontologico, archeologico e naturalistico, ricordiamo quella dei Cervi a Porto Badisco, delle Striare a Santa Cesarea, Romanelli, Zinzolusa e Palommara a Castro, Le Cipolliane di Marina di Novaglie e un’infinità ancora di grotte che  fino a Leuca costellano la costa, più o meno grandi, in alcune si entra in barca, in altre solo a nuoto, altre ancora sottomarine, ma sempre suggestive ed emozionanti, meta di tour e gite in barca.

 

     Difficilmente accessibile e di limitata coltivabilità, il parco conserva caratteri di arcaicità estrema nel paesaggio, nel patrimonio floristico, particolarmente ricco grazie all’estrema diversificazione microclimatica esistente: aridi costoni esposti ai venti e gravine con le loro gole in cui scorre in inverno acqua a volte impetuosa.

Specie subendemiche anfiadriatiche sono: il Vincetossico Adriatico, il Cardo-palla vischioso, il Kummel di Grecia, l’Efedra orientale, il Fiordaliso nobile, la Vicia giacobiniana e il Terebinto, caratteristici della zona più a nord del parco.
La Quercia Vallonea, l’Euforbia arborescente, il Polipodio meridionale, l’Alisso e il Fiordaliso di Leuca, diffusi soprattutto sulla punta estrema.
E ancora la Campanula piramidalis, il Diantus salentino, l’Anagyris foetida e tantissime altre specie sia erbacee che arboree.

L’area coincide con una delle principali rotte migratorie che vede il passaggio di specie anche rare come il Falco della Regina e il Falco Pellegrino.

In mare fino alla fine degli anni settanta erano abbastanza frequenti le Foche monache, che trovavano ambiente ideale per la riproduzione in alcune delle grotte della parte centrale del parco, le tartarughe Caretta Caretta ancora occasionalmente avvistate e anche alcuni grandi Cetacei che transitano sotto costa.

Ricchissima anche la fauna ipogea con esemplari anche rari.

Da ricordare poi i segni dei primi insediamenti umani: le incisioni paleolitiche nella Grotta Romanelli, le pitture neolitiche della Grotta dei Cervi,  i manufatti ritrovati nelle Grotte Cipolliane e poi via via lungo la storia: la fitta rete dei muretti a secco, i resti degli insediamenti Messapici, delle Necropoli, delle Chiese Paleocristiane, delle Cripte ipogee  Basiliane, dei villaggi rupestri, le pajare e le lliame, le antiche Masserie, le cave, il sistema delle Torri costiere di avvistamento,  le vie del contrabbando di sale e tanto tanto ancora, fino all’attuale dramma degli sbarchi dei migranti in  fuga.

 

 

BIRD-WATCHING NEL SALENTO: LE CESINE Oasi e Riserva naturale Statale

Scritto il | 23 maggio, 2013 | Nessun commento

 

E’ l’unica tra le aree umide salentine ad essere in gran parte sfuggita      alle bonifiche, comprende gli stagni retrodunari di Salapi e Pantano Grande, cui converge una fitta rete di canali,  un’ampia area di pineta e una zona coltivata a monte. Attualmente è una riserva naturale gestita da WWF.

 

 

 

Dato che è un importante avamposto lungo le rotte migratorie transadriatiche, la più meridionale delle aree tutelate dalla convenzione di Ramsar in Puglia, l’Oasi delle Cesine è ricca di una straordinaria varietà di uccelli legati all’ambiente acquatico.

 

 

 

Alcune specie non sono comuni nel Salento, come per esempio la Moretta tabaccata (Aythya nyroca),  il Pellicano (Pelecanus crispus), l’Aquila minore (Hieractus pennatus), la Spatola (Platalea leucardia), il Falco pescatore (Pandion haliaetus), la Volpoca (Tadorna tadorna), il Gufo di palude (Asio flammeus).

 

 

 

 

Sono invece frequenti il Moriglione (Aythya ferina), il Germano Reale (Anas platyrhyncos), la Folaga (Fulica atra), la Gallinella d’acqua (Gallinula chloropus) e il Porciglione (Rallus acquaticus) e ancora il Falco di palude, il Cormorano, il Martin pescatore e una serie di aironi tra cui il Cinerino e la Garzetta.

 

 

Tra le rarità botaniche: la Castagna d’acqua, l’Orchidea palustre, la Campanella palustre e la Periploca greca

LA MAPPA DI SOLETO, LA PIU’ ANTICA MAPPA GEOGRAFICA OCCIDENTALE

Scritto il | 8 aprile, 2013 | Nessun commento

L’archeologo belga Thierry van Compernolle ha condotto una serie di scavi nella piccola città di Soleto, prima con una missione della Libera Università di Bruxelles, poi con una dell’Università Paul Valery Montpellier III.
Già trovo singolare che università belghe (o addirittura australiane come ai Fani) vengano a fare campagne di scavi in Salento, quando le università pugliesi e Italiane, neanche si preoccupano di fare un censimento di quello che già si conosce; ma la cosa più incredibile è che questa ricerca ha portato alla luce un reperto che ha completamente modificato alcune delle convinzioni storiche precedenti.


Si tratta della ormai nota Mappa di Soleto, la più antica mappa geografica occidentale proveniente dall’antichità classica.
Trovata all’interno di un grande edificio messapico nell’agosto del 2003, è ora conservata nel Museo Archeologico nazionale di Taranto. Si tratta di un frammento proveniente da un vaso di terracotta iscritto (Ostrakon), grande poco più di un francobollo, su cui è inciso il profilo del Capo Iapigio, cosi gli antichi chiamavano il Salento meridionale, con l’indicazione dei due mari e delle città messapiche. La datazione la colloca nel 500 avanti Cristo, contemporanea cioè del matematico greco Pitagora, che creò una scuola di filosofia a Crotone, in Calabria, sull’altro lato del Golfo di Taranto.
Qualche tempo dopo la scoperta, dopo aver studiato a fondo il reperto, il ricercatore ha dichiarato al News Telegrap: “Ora possiamo divulgare la notizia, perché siamo certi che questa è la più antica carta del Mediterraneo e più in generale della civiltà occidentale”.
La mappa, esattamente come una cartina dei nostri giorni, riporta i nomi delle diverse località, è scritta in parte in greco antico e in parte in messapico (Messapia significa terra di mezzo, posta tra il mondo greco ed il territorio occupato dagli Itali) e vi sono indicate numerose città, oltre al nome greco di Taranto (Taras).

Le città sono: Sol (Soleto), Graxa (Gallipoli), Nar (Nardò). Bal (Alezio), Ozan (Ugento), Lios(Leuca), Lik (Castro), Bas (Vaste), Hydr (Otranto), Mios (Muro Leccese), Sty (Località ignota). Il toponimo che indica Roca Vecchia non è comprensibile.

Questa scoperta consente agli storici sia di riconsiderare gli inizi dell’antica cartografia, sia di rivedere e approfondire le relazioni che vi erano tra le popolazioni della Messapia e i vicini Greci.
Secondo un’ipotesi, infatti, i Messapi, potrebbero essere giunti proprio dalla Grecia con la quale avrebbero sempre tenuto stretti contatti.

Ma di quanto sono antecedenti le più antiche mappe finora conosciute? Gli storici della cartografia hanno fornito differenti versioni su quelli che possono essere considerati i documenti cartografici più antichi del mondo. Nel 1963 durante scavi presso la località di Catal Hyuk, nell’Anatolia centrale, venne alla luce una rappresentazione murale di circa tre metri di lunghezza, la cui datazione è del 6200 a. C. circa.

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LE FOCARE IN SALENTO: LA STAGIONE DEI FALO’

Scritto il | 6 febbraio, 2013 | Nessun commento

Si tratta di una delle tradizioni più radicate e diffuse in tutte le culture contadine, ma qui in Salento la tradizione resiste e anzi in questi ultimi anni ha ripreso nuova vita.
Da fine dicembre a metà marzo, si accendono “focare” in molti dei nostri paesi, altissimi cumuli di fascine come nel caso della più famosa focara di Novoli (il 17 gennaio), fuochi più piccoli, ma sparsi a tutti i crocevia come a Cutrufiano (il 17 febbraio), o grandi falo di fronte alla chiesa madre in onore del Santo Patrono, come a Corsano il giorno di San Biagio (il 3 febbraio).

La tradizione ha origine all’alba dei secoli, probabilmente legata a culti pagani di purificazione o riti propiziatori per le colture, o magari come festeggiamento per la fine dell’inverno.
Certo è un momento in cui le fascine da bruciare non mancano dato che la potatura degli alberi di olivo è terminata.
Il cattolicesimo ha fatto proprie queste date, ma il periodo nel corso dei millenni è rimasto lo stesso: da fine Dicembre a metà Marzo.
In questi 3 mesi il Salento accende di fuochi le sue serate, e attorno ai fuochi ci si trova, si mangia, si beve e si chiacchera

Domenica scorsa è toccato alla fòcara di San Biagio a Corsano, in questi ultimi anni si fa un grande fuoco nella piazza grande del paese e nei giorni precedenti c’è un gran via vai di gente che arriva con le proprie fascine e la propria legna per contribuire.M
Ma fino a qualche generazione fa i fuochi erano due e le due piazze si sfidavano a chi accendeva quello più grande, tutto era concesso allora per sconfiggere gli avversari: ci si rubava la legna, si cercava di bruciare il cumulo degli avversari le notti precedenti alla festa, tanto che mio suocero raccontava di quando passavano le notti accampati nell’interno cavo del grande mucchio di legna per impedire colpi di mano da parte degli avversari, o di quando facevano sortite accompagnate da pericolose sassaiole e tutti i ragazzi del paese erano coinvolti.

Le foto che seguono sono state fatte appunto a Corsano tra un panino e una porzione di deliziose pittule all’aroma di limone.

Monica

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ANDAR PER TARTUFI IN SALENTO

Scritto il | 19 novembre, 2012 | Nessun commento

  Chi l’avrebbe mai detto, fino a qualche tempo fa non lo sapeva nessuno, solo pochi appassionati ne conoscevano l’esistenza e ancora meno persone erano in grado di addestrare i loro intelligenti bastardini per la ricerca. Ho avuto la fortuna di conoscere una di queste persone, un amico che con grande passione percorreva le campagne, i pochi brandelli di boschi rimasti e le pinete, con i suoi cani eccezionali, per poi regalarci fantastiche serate in compagnia.
Ora se ne parla un po di più, ci sono associazioni, raccoglitori e ristoranti che propongono questo strano e per me meraviglioso prodotto.

Il tartufo (Tuber) ha una storia antica:
Le prime notizie sul tartufo compaiono nella Naturalis Historia, di Plinio il Vecchio. Nel I secolo d.C. il filosofo greco Plutarco di Cheronea, teorizzò che il prezioso fungo nascesse dall’azione combinata dell’acqua, del calore e dei fulmini. Per questo Giovenale scrisse in seguito che il prezioso fungo chiamato allora ”tuber terrae”, ha avuto origine da un fulmine scagliato da Giove  accanto ad una quercia (albero sacro al padre degli dèi) e  poiché Giove era noto per la sua prodigiosa attività sessuale, al tartufo spettano qualità afrodisiache. Anche Galeno, il medico, scrive: “il tartufo è molto nutriente e può disporre della voluttà“.

Arriviamo al Rinascimento quando cioè nel 1564 il medico umbro Alfonso Ceccarelli, scrisse un libro sul tartufo, l’Opusculus de tuberis, dove sono riassunte le opinioni di naturalisti greci e latini e vari aneddoti storici. Da qui si capisce che il tartufo è sempre stato cibo altamente apprezzato, soprattutto nelle mense dei nobili e degli alti prelati. Per alcuni, il suo aroma era una sorta di “quinta essenza” che provocava sull’essere umano un effetto estatico.

Nelle cronache medievali e rinascimentali, nei testi del Regno sabaudo, nelle lettere di cronisti e viaggiatori del 700 e dell’800, compaiono una straordinaria quantità di notizie che esaltano il Monferrato come luogo di produzione dei più eccellenti e profumati tartufi, superiori per qualità a quelli francesi.

Lo storico Giordano Berti, creatore dell’Archivio Storico del Tartufo, sostiene che il termine tartufo derivi da terra tufule tubera, una denominazione che compare nel Tacuinum sanitatis, un codice miniato risalente al XIV secolo. Il termine tartufo nascerebbe quindi dalla somiglianza che nel Medioevo si ravvisava tra questo fungo ipogeo e il tufo.

Appartengono al Regno dei Funghi, Genere Tuber
Hanno il  corpo fruttifero ipogeo (cioè sotterraneo), crescono spontaneamente accanto alle radici di alcuni alberi con i quali stabiliscono un rapporto simbiotico, soprattutto querce (e il Salento era ricoperto di querce, i lecci).

E’ un alimento estremamente pregiato e ricercato il cui tipico profumo penetrante e persistente si sviluppa solo a maturazione avvenuta, con lo scopo di attirare gli animali selvatici come maiali, cinghiali, tassi, ghiri e  volpi, che se ne nutrono e che poi spargono le spore attraverso le feci.
Il tipico forte odore del tartufo non è amato da tutti e questo pare sia legato alla presenza di uno specifico gene nei nostri cromosomi.

La scienza che studia i tartufi si chiama idnologia e deriva dal greco.

L’Italia è uno dei maggiori produttori ed esportatori di tartufi, ora anche coltivati, nel territorio italiano è possibile raccogliere tutte le specie di tartufo impiegate in gastronomia. Il pregiato tartufo bianco oltre ad Alba e la provincia di Asti, si trova nella zona di San Miniato in Toscana, in quella di Acqualagna nelle Marche, in provincia di Isernia e in provincia dell’Aquila.
Molto più comune invece il tartufo nero, che vede in Umbria una delle zone più vocate alla sua produzione.

Quello però che pochi sanno è che anche in Puglia si raccolgono tartufi di diverse specie: nel territorio della Comunità Montana del Gargano si trova la zona di maggior interesse produttivo dove si raccolgono interessanti quantità di Scorzone, Uncinato, Mesenterico e Bianchetto.
Il Bianchetto si ritrova anche nelle pinete situate a livello del mare fino al Metapontino.
In Puglia si raccoglie anche il Tartufo Nero Pregiato, soprattutto dove si raccolgono il Tartufo Estivo e Uncinato.

Ma quello che ho avuto modo di mangiare e di apprezzare è il cosiddetto tartufo bianco di Corigliano d’Otranto.

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I CORBEZZOLI IN CUCINA

Scritto il | 8 novembre, 2012 | 1 Commento

Qui in Salento sono generalmente maturi tra la fine di novembre e dicembre ma quest’anno anche loro sono in anticipo,  li ho già raccolti e adesso……..

MARMELLATA DI CORBEZZOLO: 1 kg di corbezzoli maturi; 350 gr di zucchero per ogni Kg. di polpa (io ne metto metà); scorza di limone; acqua. Lavate e cuocete i corbezzoli, a fuoco lento per 15 minuti circa. Setacciateli in modo da separare i semi dalla polpa. Amalgamate la purea ottenuta, con lo zucchero, poca d’acqua e la scorza del limone tagliata a fettine. Fate cuocere a fuoco lento, mescolando spesso fino a far diventare il composto denso. Fate raffreddare e sistematelo in vasetti, da conservare in luogo fresco ed asciutto.
Ho trovato variante molto interessante:
quando è quasi pronta, aggiungere un dito di Saké, fare cuocere ancora qualche minuto e la marmellata è pronta. Perfetta con un formaggio tipo Casolet trentino ma anche insieme alla ricotta leggermente scaldata in accompagnamento ad una torta di mele.

CROSTATA CON MARMELLATA DI CORBEZZOLO

CORBEZZOLI SCIROPPATI: 500 g corbezzoli maturi ma non troppo; 100 g di zucchero; 1/2 l di acqua; succo di un limone.
Lavare i corbezzoli, se sono troppo grossi tagliarli a metà. Fare sciogliere lo zucchero nell’acqua , aggiungere il succo di un limone e fare bollire per 10 minuti. Mettere i corbezzoli in una caraffa, versare sopra lo sciroppo ancora caldo. Fare risposare per 2-3 ore prima di servirli.

ACETO DI CORBEZZOLO: una manciata di corbezzoli poco maturi,5 foglie di Alloro 1 litro di aceto
Introdurre i corbezzoli e le foglie di alloro in una bottiglia, versate l’aceto, chiudete bene e riponete in un luogo fresco asciutto e al buio.
Con il passare del tempo , i corbezzoli diventeranno maturi all’interno della bottiglia, e diventeranno di un bel colore rosso vivo, molto decorativo.
Lasciate riposare per tre settimane prima dell’utilizzo.

DECOTTO DI CORBEZZOLO: 40 gr. di Radici Essiccate Di Corbezzolo Fatte A Pezzetti,100 cl. di acqua . Macerare le radici nell’acqua per 1 notte. Riscaldare e lasciare evaporare a fuoco basso fino a ridurre il liquido a un terzo; non filtrare se non al momento di bere. Utile contro l’arteriosclerosi: 1 bicchiere ogni mattina a digiuno per tre giorni.

INFUSO DI FOGLIE DI CORBEZZOLO: 7 grammi di foglie di corbezzolo per ogni tazza d’acqua in infusione per 15 minuti . La tisana  calmerà la cistite e le infiammazioni della vescica.

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    L'attività de LA META consiste nel selezionare le migliori offerte di case vacanza in affitto per il soggiorno nel Salento, abbinando un prezzo competitivo ad un'ottima qualità del soggiorno. Le nostre proposte si riferiscono a soluzioni low cost, friendly ed economiche, dedicate ai single o alle giovani coppie, a case vacanze belle e confortevoli, complete negli allestimenti, destinate alle famiglie e ai grandi gruppi. Siamo particolarmente attente nel ricercare posizioni irripetibili rispetto al mare, natura e paesaggio sempre molto significativi. Il relax e la tranquillità che le nostre strutture regalano sono i requisiti che rispondono alle esigenze dei nostri ospiti. Siete i benvenuti sulla costa adriatica salentina; avete scelto come compagni di viaggio l' altissima qualità della balneazione, l'ambiente preservato e protetto, il fascino e l'atmosfera. Visitate il nostro sito www.lameta.net, ma non esitate a contattarci anche telefonicamente per preventivi personalizzati, richieste di locazioni per frazioni di settimane o lunghi periodi. Tel./fax 0833545415 mob. 3406712920. Siamo a disposizione tutto l'anno per fornire informazioni utili e venire incontro alle vostre esigenze