RITI E FESTE IN SALENTO
Scritto il | 21 luglio, 2010 | Nessun commento
LUGLIO
venerdì 16
NARDO’ Maria SS. del Monte Carmelo
BORGAGNE Madonna del Carmine
venerdì 16, sabato 17
PRESICCE Madonna del Carmine
TUGLIE Madonna del Carmine e Processione degli angeli
venerdì 16, saabto 17, domenica 18
CAMPI SALENTINA San Pompilio
LECCE Madonna del Carmine
venerdì 16, sabato 17
RUGGIANO Santa Marina
venerdì 16, sabato 17, domenica 18
MATINO Maria Santissima del Monte Carmelo
MIGGIANO Santa Marina e Madonna del Carmine
CARMIANO Madonna del Carmine
COPERTINO Frà Silvestro
sabato 17
TAVIANO Santa Marina
domenica 18, domenica 25
TRICASE Palio delle Contrade
lunedì 19, martedì 20
LATIANO Santa Margherita
martedì 20
RUGGIANO Sant’Elia
martedì 20, mercoledì 21
SAN FOCA Madonna del mare
mercoledì 21, giovedì 22
MELPIGNANO Santa Maria Maddalena
mercoledì 21, giovedì 22, venerdì 23
UGGIANO LA CHIESA Santa Maria Maddalena
venerdì 23, sabato 24, domenica 25
GALLIPOLI Giostra di Santa Cristina (e baraonda in riva al mare)
giovedì 22, venerdì 23
MORCIANO San Giovanni Elemosiniere
venerdì 23, sabato 24, lunedì 26
CAPRARICA DEL CAPO Sant’Andrea Apostolo
sabato 24, domenica 25
CASTIGLIONE Santa Maria Maddalena
sabato 24, domenica 25, lunedì 26
ALESSANO San Trifone
GIUGGIANELLO San Cristoforo
domenica 25, lunedì 26
ZOLLINO Sant’Anna
domenica 25
ALEZIO Corteo Regale e Fiera della Lizza
lunedì 26
MESAGNE Sant’Anna
GALATONE Sant’Anna
lunedì 26, martedì 27, martedì 3
MARTIGNANO San Pantaleone
mercoledì 28, giovedì 29
SALVE San Nicola Magno
venerdì 30, sabato 31, domenica 1
SECLI’ Sant’Antonio da Padova
venerdì 30, sabato 31, domenica 1
CORSANO San Biagio
CASTIGLIONE D’OTRANTO Sant’Antonio e Sant’Oronzo
PALMARIGGI Maria Santissima della Palma
sabato 31, domenica 1, lunedì 2
SURBO San Pantaleo
LE SAGRE DEL SALENTO
Scritto il | 10 luglio, 2010 | Nessun commento
LUGLIO
venerdì 2, sabato 3, domenica 4
MARTIGNANO Sagra dell’insalata grika e della salsiccia
sabato 3 luglio
ACQUARICA DEL CAPO La festa delle messi
sabato 3, domenica 4
SCORRANO Le Corti del Buon Gusto
domenica 4
GALLIPOLI Sagra del pesce
mercoledì 7
MIGGIANO Pizza in festa
giovedi’ 8, venerdì 9, sabato 10
COPERTINO Festa della birra
venerdì 9, sabato 10, domenica 11
SCORRANO Festa paisana
sabato 10
MESAGNE Sagra delle fucazzedde
mercoledì 14, giovedì 15, venerd’ 16
CAMPI SALENTINA Sapori d’estate
venerdì 16
NARDO’ Sagra dell’anguria e dei sapori
sabato 17, domenica 18
COLLEPASSO Sagra Saracina
sabato 17
ALLISTE Sagra te cose te casa noscia
MAGLIE festa della frisella
sabato 17, domenica 18
BAGNOLO pizzica e mozzica
CURSI Sagra del pane
VITIGLIANO Sagra della bruschetta
domenica 18
ACQUARICA DEL CAPO Festa dell’olio d’oliva MORCIANO DI LEUCA Friscennu e manciannu
mercoledì 21
FELLINE Sagra della patata e della pittula
MELPIGNANO Sagra dell’anguria
giovedì 22, venerdì 23, sabato 24, domenica 25
SAN FOCA Sapori d’Italia
giovedì 22
MESAGNE Sagra delle melanzane
venerdì 23
GEMINI Arciprevitura in festa
CASALABATE Festa del pesce spada
MIGGIANO Sagra dei Sapori Antichi
venerdì 23, sabato 24
PORTO MIGGIANO Notte Saracena e sagra del pesce
venerdì 23, sabato 24, domenica 25
CASTRIGNANO DEI GRECI Festa della pitta rustica
sabato 24
CASTIGLIONE Sagra de lu taraddhu
PALMARIGGI Colori e sapori sotto le stelle
CASAMASSELLA Festa del pomodoro da pendula
ORTELLE Festa della solidarietà
GALATONE Notte bianca
sabato 24, domenica 25
MONTESANO Puglia tipica
domenica 25
SANTA MARIA DI LEUCA Sapore di mare alla cascata
lunedì 26
GIUGGIANELLO Sagra dell’anguria
mercoledì 28
CERFIGNANO Sagra degli antichi sapori
giovedì 29, venerdi 30, sabato 31
BAGNOLO Festa dei sapori Salentini
venerdì 30, sabato 31, domenica 1
ACQUARICA DEL CAPO Sagra te lu ranu stumpatu e de la pasta frisca
sabato 31
MESAGNE Sagra delle orecchiette
PORTO BADISCO Festa del mare e del riccio
NOCIGLIA Sagra de lu nuce
sabato 31, domenica 1
VITIGLIANO Sagra della cucuzzata
UGGIANO Pittulata
AGOSTO
domenica 1
LUCUGNANO Sagra della terracotta
lunedì 2
MORCIANO DI LEUCA Sagra de li diavulicchi
IL PARCO DEI FOSSILI A CUTROFIANO: IL RECUPERO DI UNA CAVA IN SALENTO
Scritto il | 28 giugno, 2010 | Nessun commento
Una gita che consiglio proprio di fare è al Parco dei Fossili e Museo Malacologico di Cutrofiano. Siamo sulla strada statale tra Cotrofiano ed Aradeo, all’incrocio per Sogliano Cavour, in contrada Lustrelle, in una ex cava di argilla chiamata appunto Cava Lustrelle.
Un giacimento a cielo aperto dove si è estratto materiale fino alla fine degli anni 70, un terreno di 12 ettari dove l’attività di scavo ha portato alla luce la successione dei vari strati geologici ricchissimi di fossili (quasi si potrebbe dire formati da fossili), di sicura origine marina.
Durante gli anni 80 la cava divenne una discarica abusiva di rifiuti ma per fortuna in seguito venne bonificata, vennero piantumate una gran varietà di essenze lungo i bordi (8000 alberi), ripuliti e mantenuti esposti gli strati fossiliferi e organizzati dei percorsi per facilitare la visita, uno dei pochissimi esempi di recupero ambientale di una cava per fini scientifico-didattici realizzati in Europa.
All’interno dell’area del parco, in una antica costruzione del 1600, è stato allestito un piccolo Museo Malacologico: una serie di vetrine che mostrano fossili di molluschi e cartelloni esplicativi, ma la parte più bella della visita è la passeggiata all’interno della cava, prima di tutto la varietà vegetale è incredibile, un luogo verde ricco di acqua e quindi rigoglioso, pieno di alberi, canneti e arbusti. Si scende verso il fondo della cava che sembra un enorme cratere con le pareti verdissime ed è un vero viaggio a ritroso nel tempo attraverso le ere, lungo il percorso una serie di cartelli descrivono il periodo geologico che corrisponde a quel livello e in più punti si vedono le pareti del cratere tagliate, e con i diversi strati di fossili intrappolati nell’argilla e ben visibili.
STRATIGRAFIA
humus e terreno : è il piano della campagna, quello che calpestiamo, spesso mediamente un metro e mezzo, non di origine marina, si forma cioè come conseguenza di fenomeni fisico-chimici-biologici come: erosione, trasporto,decomposizione animale e vegetale.
Depositi marini terrazzati : sotto il piano di campagna, spessore medio 2-3-metri, dati da sabbie grossolane con inclusioni di carbonati. In questa zona sono rari i fossili corrispondenti a questo strato, ma da studi fatti in altre aree si sa che sono sedimenti tipici di acque basse e calde.
Argille gialle : lo strato successivo, spessore massimo 5 metri, fango più o meno sabbioso con inclusioni di argilla e frammenti rocciosi di origine biologica (alghe calcaree). Originano da un mare poco profondo (circa 40 mt) e piuttosto freddo. Meno di un milione di anni fa.
Argille azzurre : spessore di circa 10 mt, fango grigio.azzurro, ricchissime di fossili, una quantità che stupisce, alcuni ancora con i colori. Formate in un mare più profondo 70/150 mt, meno salato di ora e molto più freddo essendo databile all’epoca della prima glaciazione, 1 milione di anni fa.
Calcareniti di gravina : dette Tufi, strato di più di un milione di anni, spessore circa 15 mt, costituito da carbonati, fossili abbondanti ma non conservati benissimo, tante le alghe e i molluschi bivalvi. Si deposero in un mare non molto profondo. Il fondo della cava corrisponde allo strato più superficiale delle calcareniti, l’attività estrattiva si è infatti fermata quando si sono esauriti gli strati argillosi.
Calcarenite marnosa : detta pietra leccese, andiamo ancora più giu, siamo al Miocene 20/12 milioni di anni fa, strato spesso 60 mt, ricco di resti di invertebrati, con qualche resto di vertebrati marini: rettili, pesci sia ossei che cartilaginei, squali, delfini, balene e altri grandi mammiferi, formata in un mare molto profondo (250 mt) e di tipo subtropicale.
Basamento calcareo : detta Pietra di Soleto o Pietra Viva: la parte più profonda dei sedimenti della cava, formati tra il Giurassico e il Cretaceo (195- 65 milioni di anni fa), spessore fino a 4500 mt., originano da un mare che deve aver attraversato grandi cambiamenti ambientali e geologici.
La cosa più stupefacente dei fossili della cava Lustrelle è la loro eccezionale quantità, ogni pioggia dilava un poco le pareti della cava e ne scopre di nuovi, spesso sono migliaia di fossili per metro quadro, in alcuni punti gli strati sono fatti esclusivamente da minuscoli micro molluschi.
Le informazioni che gli studiosi ne ottengono sono di vario tipo: l’ecologia delle diverse ere, le interazioni tra le specie, dati ambientali riguardo la profondità e la composizione delle acque, indicazioni sul clima e tanto altro ancora.
Salento in festa: LA FESTA DEI LAMPIONI A CALIMERA
Scritto il | 21 giugno, 2010 | Nessun commento
Questa festa ha origini antichissime ed era legata ai festeggiamenti del solstizio d’estate; come la maggior parte dei riti pagani è stata riassorbita , rivista in chiave religiosa ed è diventata Festa di San Luigi.
Era in origine una gara molto competitiva tra le vie dove i ragazzi in gran segreto costruivano fantastiche figure utilizzando materiale povero: canne, carta, filo e farina per fare la colla e illuminandole con le candele, il tutto in gran segreto. La vittoria era assegnata dal grado di stupore espresso dai visitatori e alla fine della festa i lampioni venivano ammucchiati in un grande falò purificatore.
Ancora oggi i lampioni vengono costruiti con gli stessi materiali, anche se illuminati da lampadine, e appesi sui vicoli del centro creando atmosfere fiabesche di grande effetto.
Tutto è accompagnato da musica, stand gastronomici e bancarelle di artigiani, il 20 e 21 giugno.
E’ questa la manifestazione che apre le feste e gli eventi estivi che animano la Grecia Salentina e che avranno la conclusione con il concertone della Notte della Taranta a Melpignano.
LE TORRI D’AVVISTAMENTO IN SALENTO, UNA STORIA “MODERNA”
Scritto il | 18 giugno, 2010 | Nessun commento
La storia del Salento è stata costellata da invasioni, conquiste, incursioni di pirati, attacchi e saccheggi; innumerevoli i popoli che sono passat su questa terra, alcuni si sono fermati e hanno fondato comunità prosperose, altri hanno dominato da conquistatori.
L’esigenza di difendere il territorio ha costretto a costruire castelli, masserie e residenze fortificate, cinte murarie e torri di avvistamento soprattutto lungo le coste, ma anche nell’entroterra.
Furono i Bizantini i primi ad erigerle per difendersi dalle invasione dei Longobardi, tra quelle ancora visibili, le più antiche sono romane, ma furono gli Spagnoli, soprattutto nell’epoca di Carlo V nella seconda metà del ‘500 che studiarono e realizzarono un progetto complessivo di avvistamento e difesa costiera quando i mussulmani divennero una seria minaccia.
Il sistema studiato prevedeva una serie di torri in modo che da ognuna si vedesse la successiva, l’allarme veniva propagato attraverso segnali di allarme sonori come il corno e le campane, o segnali di allarme visivi come il fumo (di giorno) o il fuoco (di notte), in modo che ogni torre allertasse la successiva .
Il costo di tale operazione divenne così grande che le autorità spagnole studiarono uno stratagemma e diffusero un “bando”: chi
accettava di erigere una torre costiera avrebbe poi ricevuto il titolo di “capitano di torre“.
Il titolo dava spesso diritto alla riscossione di dazi ed imposte e chi non avesse pagato tali dazi, non avrebbe avuto diritto alla difesa e al riparo in caso di attacco.
Ecco che allora, secondo uno meccanismo molto attuale, alcuni si prendevano l’impegno di costruire le torri senza averne realmente le capacità economiche e i trucchi utilizzati erano molti; ad esempio il capomastro che firmava il contratto per la costruzione, utilizzava acqua marina per impastare la malta invece dell’acqua dolce o pietre poco idonee alla costruzione solo perché facilmente reperibili, questo determinava una rapida erosione delle mura e la perdita di gran parte di questi monumenti. Pare che Torre Mozza di Ugento fu chiamata così perché crollò più volte e sempre subito dopo la fine dei lavori di costruzione.
La maggior parte delle torri servivano allo scopo di avvistare le navi nemiche, solo poche a nord di Gallipoli hanno dimensioni maggiori perché utilizzate come sede di comando e per stipare merci e uomini.
Sono generalmente a pianta quadrata o circolare, con il basamento scarpato e dotate di feritoie per gli archibugi e caditoie; al piano terra una cisterna per la raccolta dell’acqua piovana dal terrazzo, su di essa gli ambienti abitabili, mentre sulla terrazza superiore si poteva salire attraverso una scala spesso ricavata all’interno delle mura della torre.
Alcune delle torri sono oggigiorno solo ruderi irriconoscibili, se ne contano poco più di 50, molte delle quali in stato di completo abbandono, però ancora oggi sono punti di riferimento per i naviganti e fanno parte dell’identità dei luoghi.
Di seguito l’elenco
LECCE
Torre Specchiolla
Torre Rinalda
Torre Chianca
Torre Veneri
Torre San Cataldo
VERNOLE
Torre Specchia Ruggeri
MELENDUGNO
Torre San Foca
Torre Roca Vecchia
Torre dell’Orso
Torre Sant’Andrea
OTRANTO
Torre Fiumicelli
Torre Santo Stefano
Torre del Serpe
Torre dell’Orte
Torre Palascia
Torre Sant’Emiliano
Torre Badisco
SANTA CESAREA TERME
Torre Minervino
Torre Specchia di Guardia
Torre Santa Cesarea
Torre Miggiano
CASTRO
Torre Dso
DISO
Torre Capo Lupo
ANDRANO
Torre Andrano
TRICASE
Torre del Sasso
Torre di Porto Tricase
Torre Palane
TIGGIANO
Torre Nasparo
CORSANO
Torre Specchia Grande
Torre del Riccio
GAGLIANO DEL CAPO
Torre di Porto Novaglie
Torre Montelungo
CASTRIGNANO DEL CAPO
Torre Santa Maria di Leuca
Torre dell’Omo Morto
Torre Marchiello
PATU’
Torre San Gregotio
MORCIANO DI LEUCA
Torre Vado
SALVE
Torre Pali
UGENTO
Torre Mozza
Torre San Giovanni
ALLISTE
Torre Sinforo
RACALE
Torre Suda
GALLIPOLI
Torre del Pizzo
Torre San Giovanni la Pedata
Torre Sabea
Torre dell’Alto Lido
NARDO’
Torre del Fiume di Galatena (o delle 4 colonne)
Torre Santa Caterina
Torre Santa Maria dell’Alto
Torre Uluzzo
Torre dell’Inserraglio
Torre Sant’Isidoro
Torre Squillace
PORTO CESAREO
Torre Cesarea
Torre Chianca
Torre Lapillo
Torre Castiglione
CASTELLI E RESIDENZE FORTIFICATE IN SALENTO
Scritto il | 10 giugno, 2010 | Nessun commento
La penisola Salentina è stata per molto tempo nel “cuore del mondo”, al centro dell’area mediterranea è stata la porta d’ingresso per coloro che arrivavano da Est e dall’Oriente, il punto di partenza per le Crociate, un importante luogo di scambi commerciali e di transito di merci dirette in tutta Europa e in tutto il bacino del mediterraneo. Questo ha fatto di questo territorio una terra di frontiera e lo si nota ancora adesso notando tante piccole cose: la mescolanza delle caratteristiche somatiche della sua gente, la presenza di comunità di origini diverse (come la comunità albanese e la Grecia Salentina), la particolarità della sua musica (che non è fatta solo di pizzica come spesso si crede), la stessa cucina (che ha sorprendenti similitudini con la cucina cretese) o il dialetto (molto più simile al siciliano che al barese e con parole ad esempio spagnole).
Essere terra di frontiera significava anche essere esposta a invasioni, saccheggi e guerre di conquista da parte di eserciti o bande di varia provenienza e sviluppare la necessità di costruire una serie di sistemi di difesa anche complessi: dal sistema delle torri di avvistamento alla edificazione di castelli e masserie fortificati. Tutto questo con una maggiore concentrazione sul versante adriatico, a causa delle continue minacce rappresentate dai pirati e dalla flotta turca.
Fin dai tempi dei Messapi alcune città e paesi erano dotati di cinte murarie possenti come a Vaste e a Muro Leccese, in epoca romana
esistevano fortificazioni e presidi, in seguito e per tutto il MedioEvo si continuarono a costruire castelli in tutti i centri abitati infine anche i popoli che invadevano il Salento contribuirono, come fecero ad esempio gli Spagnoli che durante la loro occupazione ricostruirono e rafforzarono buona parte dei castelli esistenti. Alla fine i castelli persero il loro carattere militare e divennero strumenti di controllo del territorio e simboli di prestigio dell’aristocrazia e dei latifondisti.
Oggigiorno i castelli del Salento hanno subito i destini più disparati, alcuni sono residenze private, altri sono nel più completo abbandono e stanno tristemente crollando, altri ancora sono sedi municipali o ospitano incontri e manifestazioni di vario tipo anche a carattere culturale e per fortuna sono tornati alla luce in tutto il loro splendore.
Qui di seguito l’elenco completo dei castelli e delle residenze fortificate, come si vede un gran numero di costruzioni a dimostrazione di quanta storia sia passata per questa terra.
ACAIA:
A pochi Km da Lecce con un bellissimo castello aragonese eretto da Alfonso dell’Acaya a cavallo tyra iol 1400 e il 1500 su tracce e torri preesistenti, e migliorato dal figlio Gian Giacomo nel 1521 che costruì la cinta muraria e munì il castello di baluardi e fossato.
ACQUARICA DEL CAPO:
Castello sforzesco del XV secolo.
ALESSANO:
Il Castello con la facciata cinquecentesca fatta costruire dai Conzaga nel XVI secolo e l’adiacente residenza fortificata Palazzo Sangiovanni (1538).
ANDRANO:
Imponente castello a pianta quadrata e con un torrione circolare, il nucleo più antico era sorto nel XII sec.. Nel seicento fu interamente ristrutturato, diventando una dimora gentilizia.
ARADEO:
Residenza fortificata baronale del XVI sec., ampliata nel 1655. Le ampie sale erano suntuose con ricche decorazioni barocche.
ARNESANO:
Palazzo marchesale costruito Dai Maresciallo nel XVII sec. ,a restaurato ed ampliato nel 1684 dal nuovo feudatario Prato.
BORGAGNE (MELENDUGNO):
Castello feudale costruito nel 1497 dal feudatario Belisario Pratarolo.
BOTRUGNO:
Residenza fortificata a pianta rettangolare eretta come palazzo marchesale dai Castriota Scanderbeg nel 1500 e restaurato nel 1725: ha la facciata percorsa da una loggia continua.
CAMPI SALENTINA:
Residenza castellana eretta dagli Enriquez nel 1627 sul preesistente castello di Maramonte, di cui restano visibili alcuni elementi sul lato est.
CANNOLE:
purtroppo rimane solo un torrione di quello che era il castello marchesale costruito dai Granafei nel XVII sec.,
CAPRARICA (TRICASE):
per quanto di piccole dimensioni questo castello feudale è di una bellezza particolare per la singolare struttura delle mura e per il loro
colore giallastro dato dal materiale di costruzione: il carparo. Fu eretto nel 1524 da Antonio Renna di Tricase, ha pianta quadrata, con quattro torri cilindriche poste agli angoli.
CARPIGNANO SALENTINO:
Tracce di una cinta muraria e una residenza fortificata eretta nel XIV sec. dagli Orsini e più volte rimaneggiata
CASARANO:
La più grande residenza castellata del Salento, costruita in carparo, con la facciata che misura 120 metri. Sede feudale nel XIV sec., fu proprietà di diverse famiglie.
CASTRIGNANO DEI GRECI:
Solo pochi resti del castello feudale cinquecentesco, costruito da Nicola Gualtieri.
CASTRO:
Castello saccheggiato dai turchi nel 1480. Venne costruito su di un’antica rocca romana divenuta poi bizantina e in seguito normanna.
CAVALLINO:
Residenza fortificata dei Castromediano. Costruita tra il ‘400 e il ‘500, con 8 grandi saloni e 18 medi con ampia scala. Nel cortile una colossale statua di Chiliano di Limburgo.
COPERTINO:
Il castello di Copertino, eretto tra il 1530 e il 1540 da Evangelista Menga sui resti di una dimora medievale, presenta una struttura quadrangolare con spuntoni ai lati, pensati per far fronte agli attacchi dell’artiglieria moderna ed è arricchito da uno grandioso portale rinascimentale riccamente decorato, pensato come un arco di trionfo.
CORIGLIANO D’OTRANTO:
Castello con tipico impianto Aragonese, a pianta quadrata con torri rotonde ai quattro angoli, circondato da un largo e profondo fossato, con una superficie di circa 730 metri quadri. Statue e decorazioni barocche sono state aggiunte in seguito, tra il 1500 e il 1600.
DEPRESSA:
Il nucleo più antico del castello, trecentesco in pietrame e bolo, fu distrutto dai turchi nel 1481 e poi ricostruito nel 1548 e trasformato in masseria, con le sue due torri quadrate, il loggiato e la scala.
FELLINE (ALLISTE):
Castello costruito da Guglielmo Bonsecolo nel XII sec. al vertice nord della cinta muraria, è considerata una delle più interessanti tra le opere fortificate del Salento.
FULCIGNANO (GALATONE):
Sulla cima di una collina tra gli ulivi, i ruderi imponenti del castello di Fulcignano, le prime notizie sul casale risalgono alla meta del XII sec.
GALATONE:
Dell’ originale castello cinquecentesco dei Pignatelli-Belmonte rimangono solo alcuna finestre e un torrione quadrangolare
GALLIPOLI:
I primi furono i bizantini a costruire una fortificazione su cui costruirono gli angioini, su cui alla fine nel XVI secolo fu ricostruito il castello come lo vediamo ora col suo impianto tipicamente aragonese, con possenti torri cilindriche scarpate, posto a difesa del porto e della cittadella edificata su un isolotto e protetta da una imponente cinta muraria.
GIULIANO (CASTRIGNANO DEL CAPO):
Un piccolo castello cinquecentesco munito di fossato, torrioni sulla facciata e un ampio arco di accesso, nonostante il suo evidente stato di abbandono è di grande fascino.
LECCE:
Castello eretto su un precedente nucleo normanno, per ordine di Carlo V (1539/48) forma trapezoidale, separato da un cortile intermedio, con quattro puntoni di diversa grandezza ai lati che lo rendevano inattaccabile. Di notevole interesse architettonico. Attualmente il castello ospita rassegne, esposizioni e festival.
LEQUILE:
Brandelli di murazioni superstiti del castello costruito da Ugo d’Enghien.
LIZZANELLO:
Castello Baronale dei locali feudatari Paldini. Risale al 1436 ma venne rimaneggiato nei secoli XVIII e XIX.
LUCUGNANO (TRICASE):
Castello di Lucugnano, con un severo torrione quadrangolare con corona merlata. Fatto costruire nel XVI secolo dai Castriota Scanderberg,
MARITTIMA (DISO):
Un palazzo baronale interamente rifatto in tempi recenti, contiguo ad un torrione quadro secentesco.
MARTANO:
Castello costruito nel XV sec., rimaneggiato più volte, con pianta quadrangolare e due torri cilindriche, una delle quali ben conservata.
MARTIGNANO:
Residenza castellana baronale dei Palmieri, risalente al XVII sec..
MATINO:
Residenza fortificata dei marchesi Del Tufo.
MELENDUGNO:
Castello quadrangolare in tufo, con coronamento a beccatelli, cortile interno e torrione cilindrico ad uno spigolo. (XV – XVI sec.)
MELPIGNANO:
Residenza fortificata in pietra leccese (1630)
MONTERONI:
Palazzo ducale (XVI), con due corpi laterali aggiunti nel 1600, fu restaurato e ingrandito da Lopez y Royo, nel 1751.
MONTESARDO (ALESSANO):
Ebbe un castello mediovale trasformato in palazzo residenziale collegato a salde fortificazioni molto più antiche.
MORCIANO DI LEUCA:
Castello di Morciano è stato costruito da Guglielmo VI di Brienne verso la prima metà del XIV secolo, su un nucleo preesistente trecentesco, pianta quadrata con torri cilindriche agli spigoli, di cui solo è conservata, una fu demolita per far posto ad una cappella e le altre due furono inglobate successivamente in altre costruzioni. Munito di caditoie, feritoie e cannoniere per piccole artiglierie. Il castello era protetto da una serie di case-torre.
NARDO’:
Castello eretto da Giovanni Antonio Acquaviva nel sec. XV, con torrioni a mandorla.
NEVIANO:
Castello risalente al 1300.
NOCIGLIA:
Resti di un castello e di una torre cinquecenteschi.
OTRANTO:
Castello ricostruito da Ferdinando d’Aragona (1485-1498) a pianta quadrangolare, circondato da un ampio fossato, con tre torrioni cilindrici e un bastione a punta di lancia. , dopo che fu saccheggiato e distrutto dai turchi
PALMARIGGI:
Castello cinquecentesco.
PARABITA:
Castello cinquecentesco
PATU’:
Del castello cinquecentesco, che tanto spesso funse da rifugio alla popolazione durante le incursioni piratesche, rimangono quattro torrioni angolari uniti da un cortile semidistrutto.
PRESICCE:
Residenza fortificata, detta Palazzo Ducale Paternò, costruito intorno ad un castello normanno.
RACALE:
Castello del sec. XVI, appartenuto ai Malaspina, ai Bonsecolo, ai Tolomei, ai Beltrano ed infine ai baroni Basurto.
ROCA VECCHIA:
Ruderi della Rocca fatta costruire da Gualtieri VI di Brienne conte di Lecce, all’inizio del trecento.
RUFFANO:
Castello baronale a pianta rettangolare, costruito nel 1626, come risulta da un’iscrizione posta nell’atrio, sta nella splendida piazza del paese, sul sito di una precedente fortificazione di epoca medioevale.
SALVE:
Castello del sec. XIV che resistette nel 1480 ai Turchi e nel 1537 ai corsari algerini.
SAN CESARIO DI LECCE:
Palazzo ducale settecentesco adorno di numerose statue.
SAN DONATO DI LECCE:
Residenza baronale settecentesca.
SANARICA:
Residenza Fortificata eretta verso la fine del 1500, sulle rovine di un antico maniero del sec. XII, con poderose mura di cinta, fossato, ingresso monumentale e finestre rinascimentali.
SANTA MARIA AL BAGNO (NARDO’):
Le cosidette “Quattro colonne” costituiscono quanto rimane dei torrioni angolari di una costruzione quadrangolare cinquecentesca, detta anche “Torre Fiume”.
SCORRANO:
Palazzo ducale settecentesco dei Guarini. Conserva una notevole pinacoteca.
SPECCHIA:
Castello in tufo e un impasto di calce e voglio (terra rossa locale). Costruito nel 1400, completamente rimaneggiato nel 1500 ed ancora nel 1700.
SUPERSANO:
Castello sorto per ordine di due generali di Carlo V dopo la battaglia avvenuta ai piedi di una collina nel 1528. Qui c’era la chiesetta della Vittoria, poi andata distrutta, il cui altare fu portato nella cripta basiliana.
SURBO:
Un edificio religioso fortificato del XII secolo con aggiunte e modifiche posteriori.
TAURISANO:
Nel XVII secolo i feudatari Lopez y Royo costruirono il castello, restaurato e rinnovato nel 1770
TRICASE:
Palazzo Gallone, era un castello che racchiudeva un centro abitato, circondato da unampio fossato e con due porte con ponte levatoio, fu eretto nel secolo XIII, quando Tricase era feudo dei Pignatelli, poi passò da una famiglia all’altra: i Della Ratta, i De Balzo, i Castriota Scanderbeg, dal 1569 i Pappacodi e finalmente i Gallone nel 1588. Come sempre, furono i Turchi a distruggere quasi del tutto questa importante opera di difesa che poi fu ricostruita dai Gallone, il secolo successivo. Sulle mura si possono ancora vedere le due fessure verticali lungo le quali scorrevano le catene del ponte levatoio.
TUGLIE:
Castello eretto dai locali feudatari nel XVII secolo ed in seguito rimaneggiato.
TUTINO (TRICASE):
Castello di Tutino (frazione di Tricase) costruito nel 1580 dal feudatario Luigi Trane, fino a pochi anni fa conservava ancora l’arredo interno costituito dalla tribuna e dal trono del principe, oggi è miseramente in rovina, ma colpisce perché conserva i suoi torrioni, il fossato e un’aspetto imponente anche se di piccole dimensioni
UGENTO:
Castello costruito a ridosso del lato nord dell’antica cinta muraria messapica, pianta irregolare con torrioni angolari, due dei quali non più esistenti.
VASTE (POGGIARDO):
Castello baronale costruito tra il XV e il XVI secolo, oggi museo archeologico.
Castello Duca Guarini (privato).
DA SCOPRIRE IN SALENTO: ACQUAVIVA
Scritto il | 1 giugno, 2010 | Nessun commento
L’insenatura di Acquaviva è una specie di piccolo fiordo che, come il Canale del Ciolo, il Canale del Rio di Tricase e quello della Guardiola, si insinua entro la linea di costa.
Il luogo è estremamente suggestivo e selvaggio, i fianchi rocciosi sono frastagliati ed erosi, alberi e macchia mediterranea scendono fino quasi all’acqua e contribuiscono a regalare un paesaggio inusuale per il Salento.
Innumerevoli sorgenti di acqua dolce si riversano in mare e si mescolano all’acqua salata e incredibilmente cristallina, mantenendola fresca anche in piena estate.
Si racconta che un giorno comparve nell’ insenatura dell’Acquaviva, una “nave” senza equipaggio, sul ponte della quale si trovavano due bellissime statue di legno che raffiguravano i Santi Filippo e Giacomo.
I tentativi di recuperare le statue furono tutti vani, non riuscirono a salire sulla nave né i fedeli provenienti da Marittima e avvertiti da alcuni pescatori della zona, né la delegazione di Castro che aveva inviato alcune imbarcazioni, e nemmeno quella di Andrano.
Fu solo quando arrivarono in massa i cittadini di Diso che le statue dei due santi si fecero recuperare e furono così solennemente trasportate con grande folla al seguito fino alla Chiesa parrocchiale di Diso. Pare che una sosta sia stata fatta dove ora c’è una piccola cappella in onore dei due santi Apostoli (chiamata anche Madonna di Costantinopoli).
E’ da allora che i due santi Apostoli Filippo e Giacomo sono i patroni della cittadina.
INCONTRI IN SALENTO: IL RAMARRO
Scritto il | 1 giugno, 2010 | Nessun commento
Finalmente ne ho incontrato uno: bello, grande, alto sulle zampette robuste, uno spettacolo.
Il ramarro (Lacerta viridis) è diffuso in tutta Italia dal livello del mare fino ai 1800 metri, preferisce zone aperte, vegetazione fitta e magari vicino all’acqua.
Qui in Salento era più comune un tempo, si incontrava di frequente con la sua splendida livrea verde brillante e la forma elegante che gli permette movimenti veloci e repentini.
Non è un animale pauroso, anzi, stava lì in cima a un muretto a testa alta a guardare curioso questi umani stravaganti e rumorosi.
I maschi possono arrivare ai 45 cm, un po’ meno le femmine. Il colore di base è verde intenso, i maschi spesso con macchioline nere e gialle, mentre le femmine mostrano sovente 2-4 striature sul dorso. I giovani hanno il dorso bruno e fianchi giallo-verdi per il primo anno d’età.
All’avvicinarsi della stagione invernale cercano riparo nei buchi degli alberi, tra le foglie e i rami.
In primavera, quando si risvegliano, compiono movimenti piuttosto lenti e possono essere facilmente predati; poi tra aprile e maggio arriva la stagione degli amori e la gola del maschio si tinge di un bellissimo blu-turchese intenso con il doppio scopo di intimorire i rivali e conquistare la femmina.
Pare sia una specie fortemente territoriale: in primavera sia i maschi che le femmine combattono per accaparrarsi i territori migliori, per cui le coppie che si formeranno non saranno decise dall’incontro dei partners bensì dall’occupazione di territori sovrapposti.
Il ramarro si nutre di insetti, ragni, lombrichi, piccoli roditori e anche di altre lucertole, talvolta grazie alla potente mascella riesce a cibarsi anche di uova e occasionalmente mangia anche la frutta.
Come dicevo prima il suo numero è decisamente calato negli ultimi anni, sicuramente il suo habitat si sta restringendo, ma soprattutto è sensibile a una serie di insidie quali pesticidi, anticrittogammici, incendi, lavori edili, e tutti i vari attacchi che il territorio subisce.
SPIGOLA AI PROFUMI DEL SALENTO
Scritto il | 18 maggio, 2010 | Nessun commento
Se il pesce è freschissimo e magari non di allevamento allora la mia preferita è una cottura semplicissima:
versare un velo di olio di oliva delicato sul fondo della pentola,
mettere il pesce pulito direttamente sull’olio caldo
aggiungere un bel rametto di rosmarino e uno di salvia (approfittate di questa stagione per usare le cime fiorite che regalano un profumo particolarmente adatto alla carne della spigola)
Mezzo bicchiere di vino bianco e mezzo di acqua
LA SIGNORA SPIGOLA
Scritto il | 18 maggio, 2010 | Nessun commento
Gran pesce la spigola (Dicentrarchus labrax) detta anche branzino, ha il corpo allungato un po’ schiacciato ai lati, una grande testa con un robusto apparato boccale da abile cacciatrice e piccoli denti aguzzi disposti in più serie a formare una specie di velo. Due pinne dorsali di cui la prima sorretta da raggi spinosi e un colore grigiastro che le consente di mimetizzarsi, plumbeo sul dorso, chiaro con riflessi giallastri e punti scuri sui fianchi e argenteo sul ventre.
E’ una grande cacciatrice, si nutre soprattutto di gamberi, latterini, mugginetti, ceche, anguilline e così diventa grande, fino a un metro di lunghezza per 10/15 Kg di peso.
Vive lungo la costa dove l’acqua è meno profonda, al massimo 5 metri, preferisce le coste rocciose sia alte che basse, le scogliere artificiali, i porti, le lagune di acqua salmastra e le foci dei fiumi a patto che l’acqua sia pulita.
Da giovani sono gregarie e vivono in gruppo, ma da adulte hanno bisogno di grandi zone di caccia e quindi si muovono da sole sospettose e curiose, si allontanano dalla costa, e si riavvicinano nei periodi freddi quando si riproducono.
Nomi dialettali:
pesce lupo, loasso, baicolo, ragno, spinola, spinarolo, lupo, lupu, sperittu, serra, varolo, arranassa, sperritu.
Preda ambitissima degli apneisti per la sua carne prelibata, è allevato in allevamenti intensivi nelle valli e nelle lagune.
keep looking »

















