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ARCHEOLOGIA NEL SALENTO: IL PARCO DEI GUERRIERI A VASTE

Scritto il | 23 maggio, 2012 | Nessun Commento

BELLISSIMO IL POSTO, MOLTO INTERESSANTE E AFFASCINANTE LA VISITA, MOLTO DISPONIBILI E SIMPATICHE LE GUIDE Senz’altro consiglio una visita al Parco Archeologico de Guerrieri di Vaste: è una grande area archeologica, un Museo all’aperto di quasi 20 ettari che va dall’abitato di Vaste alle Serre di Poggiardo.

Una serie di scavi iniziati già nella prima metà del 1800 hanno ritrovato i resti di una delle città più importanti dell’antica Terra dei Messapi: il percorso delle antiche mura, le fondamenta della città e delle abitazioni.
E’ stata riportata alla luce una necropoli con innumerevoli tombe ancora intatte con tutto il corredo funerario all’interno e i resti di un tempio pagano.
Parte dei reperti è conservata attualmente nel museo permanente all’interno del palazzo baronale, mentre un’altra parte è disseminata in altri musei italiani ed esteri.

La città Messapica di Vaste fu fondata probabilmente attorno al 600 a.C., ma tracce di un primo insediamento si riferiscono addirittura all’Età del Bronzo (XIV secolo – XI secolo a.C.), periodo in cui vi è attestata la presenza di un villaggio a capanne.; poi all’Età del Ferro con il ritrovamento di un villaggio Japigio a capanne dalla planimetria circolare con resti di focolari e di ceramica iapigia mescolata a materiali di importazione greca.

Arriviamo al VI secolo a.C. con le tracce di un villaggio costituito da abitazioni, con base in pietra e pavimenti in battuto di calcare, una fornace e un luogo di culto la cui area è stata successivamente utilizzata (V secolo a.C.), come necropoli costituita da tombe a sarcofago e da numerosi depositi funerari.
Intorno al III secolo a.C. l’importaza della città aumenta accompagnata da una forte espansione demografica. E’ questo il momento di massimo splendore per Vaste e il momento della costruzione di una possente cinta muraria, che cingeva un’area di 77 ettari.
Le mura sono molto complese e costruite in diverse fasi: inizialmente una struttura larga 4 metri, realizzata in pietre massicce non squadrate, con riempimento di pietrame più piccolo, il tutto rivestito da un muro a blocchi squadrati. In seguito, con il pericolo dell’avanzata dell’esercito romano all’inizio del III secolo a.C.,la struttura viene rivestita all’esterno, da un muro largo più di tre metri, con grandi blocchi squadrati e, per impedire l’avvicinamento delle macchine da guerra, venne eretto un antemurale.

Grazie all’analisi delle fotografie aeree sono state individuate cinque porte di accesso alla città.
All’interno delle mura vi erano aree destinate alle abitazioni, ai luoghi di culto, agli edifici artigianali, alle necropoli e zone adibite al pascolo e all’attività agricola.
L’insediamento ellenistico era attraversato da assi stradali ortogonali che si diramavano a raggiera verso Muro, Otranto e Castro, lungo le quali erano allineati edifici e gruppi di tombe monumentali.
E poi il rinvenimento di un edificio: una serie di ambienti allineati, affacciati su una vasta corte centrale, un vero palazzo. dove fu scoperto, in una fossa nei pressi di una cisterna, un tesoretto composto da 142 monete tarantine, sette di Eraclea ed una di Thurium, conservate in un vasetto di bronzo, seppellito in un momento di imminente pericolo, durante l’avanzata dell’esercito romano, e recuperato dagli archeologi più di 2200 anni dopo.

Le tombe più prestigiose, sono quella “dell’Atleta” e “del Cavaliere”, ricostruite con il loro corredo funerario completo nel Museo della Civiltà Messapica di Vaste. E infine la più grandiosa delle tombe di Vaste: l’Ipogeo delle Cariatidi, scavato per accogliere le spoglie di un “principe” locale e della sua famiglia.

Ognuna delle due porte di ingresso caratterizzata dalla presenza di due figure femminili: le Menadi (figure mitologiche seguaci di Dioniso, che danzavano e cantavano vagando tra i monti, ululando alla luna).

 

Si ritiene che Vaste venisse distrutta in epoca romana, ma poi ricostruita diventando città romana e continuando ad essere abitata anche successivamente come testimoniano i reperti ritrovati durante gli scavi.

Da visitare all’interno del parco anche la Cripta Basiliana dei Santi Stefani.

Nel corso dei secoli ci furono una serie di cruente invasioni da parte di Goti, Longobardi e Saraceni, fu completamente distrutta nel 1147 da Guglielmo il Malo e ricostruita da re Tancredi d’Altavilla nel xii secolo, fece parte successivamente del Principato di Taranto sotto la signoria degli Orsini Del Balzo, mentre i Guarini di Poggiardo furono gli ultimi feudatari fino al 1806.
Ma gli attacchi alla città Messapica continuano anche adesso: i tentativi di edificazione e di distruzione del territorio purtroppo continuano dimostrando una scarsa attenzione delle amministrrazioni comunale e provinciale per questo importantissimo patrimonio, per fortuna un gran numero di cittadini e associazioni continuano a vigilare e ad opporsi. Per saperne di più:

Un coro di indignazione si mobilita per il Parco dei Guerrieri

Monica

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